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Racconti dai lettori 01 - Il privè
11.03.2026 |
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"Io resto sveglio ancora un po’, ripensando alla pista, allo stanzino, al suo squirting davanti a tutti..."
Questo racconto è tratto da un esperienza di uno degli iscritti ad Annunci. I nomi sono inventati. Se qualcun'altro è interessato a raccontare qualche sua esperienza, non esiti a contattarmi.Mi chiamo Marco, ho 58 anni, e mia moglie Laura ne ha altrettanti. Siamo sposati da 32 anni, due figli grandi che ormai vivono per conto loro, una casa tranquilla a Ponente Ligure, lavori stabili - io ingegnere in pensione anticipata, lei insegnante di lettere al liceo fino a due anni fa. Sembriamo la coppia classica: cene con amici, vacanze in montagna, partite a burraco il giovedì sera. Ma sotto sotto, da una decina d’anni, abbiamo scoperto un lato che nessuno immagina. Abbiamo iniziato con qualche video porno guardati insieme, poi chat anonime, poi un paio di esperienze soft in locali scambisti a Milano. Niente di estremo, all’inizio. Solo voyeurismo, tocchi leggeri, baci rubati. Poi, piano piano, il desiderio è cresciuto. Abbiamo capito che ci eccitava di più quando c’era un terzo, un quarto, quando lei si sentiva guardata, desiderata, usata. E io, guardandola, mi sentivo vivo come non mai.
Quella sera di fine ottobre eravamo diretti al Privé di Sanremo, un locale che frequentiamo da tre anni. Si chiama “Le Notte di Venere”, con un parcheggio sterrato illuminato solo da due faretti gialli. Arriviamo verso le 23:30. Laura indossa un vestito nero aderente, scollato davanti e con la schiena nuda fino al culo, lunghezza appena sopra il ginocchio. Sotto: autoreggenti nere velate con bordo in pizzo, tacchi 10 neri a spillo, e niente perizoma. Lo ha deciso lei, ridendo mentre si preparava allo specchio: “Così se qualcuno mi alza il vestito trova subito la figa bagnata”. Io ho solo annuito, già duro nei pantaloni.
Entriamo. Musica house non troppo alta, luci rosse soffuse, divanetti in pelle nera disposti a semicerchio intorno a una pista piccola ma centrale. C’è una quarantina di persone: coppie sulla cinquantina, qualche single maschio elegante, due o tre donne sole che girano con aria sicura. L’atmosfera è calda, carica di attesa. Ci sediamo a un divanetto d’angolo. Ordiniamo due gin tonic. Laura si appoggia a me, mi bacia il collo, mi sussurra: “Stasera voglio sentirmi troia. Puoi guardare, ma non intervenire finché non te lo dico io”.
Annuisco. Il cuore mi batte già forte.
Dopo una ventina di minuti, Laura si alza. “Vado a ballare un po’”. Si incammina verso la pista, ancheggiando quel tanto che basta per far girare teste. Io resto seduto, sorseggio il gin, già con la mano che sfiora il cazzo sopra i pantaloni.
Sulla pista ci sono cinque o sei persone che ballano mollemente. Un uomo sulla cinquantina, alto, capelli brizzolati corti, camicia nera aperta sul petto peloso, si avvicina subito a lei. Non dice niente. Solo un sorriso complice. Laura ricambia, gli si avvicina, inizia a muoversi contro di lui. Ballo lento, sfregamento. Lui le mette le mani sui fianchi, lei non le sposta. Anzi, gliele fa salire sui seni, sopra il vestito. Lui stringe, pizzica i capezzoli attraverso la stoffa. Laura getta la testa indietro, ride piano, eccitata.
Io mi sistemo meglio sul divanetto, apro leggermente le gambe, infilo la mano dentro i pantaloni. Il cazzo è già duro, bagnato in punta. Inizio a segarmi piano, guardando.
L’uomo - lo chiamerò Gianni, anche se non so il nome vero - le alza il vestito davanti a tutti. Laura non fa resistenza. Lo lascia fare. Il vestito sale fino alla vita: autoreggenti nere, cosce aperte, figa rasata e già lucida di umori. Lui infila una mano tra le sue gambe, le dita scompaiono dentro di lei. Laura geme forte, abbastanza da farsi sentire sopra la musica. Si aggrappa alle sue spalle, gli bacia il collo, poi scende con la mano sui pantaloni di lui. Gli slaccia la zip, tira fuori il cazzo. È grosso, venoso, circonciso, già duro. Laura lo impugna, inizia a segarlo lentamente, con movimenti esperti, il pollice che gira sulla cappella bagnata.
Intorno a loro si forma un semicerchio di sguardi. Coppie che guardano, un single che si tocca sopra i jeans, una donna che sorride mordendosi il labbro. Nessuno interviene. È il Privé: si guarda, si tocca, si partecipa solo se invitati.
Gianni le infila due dita dentro, poi tre. Le muove veloci, il palmo contro il clitoride. Laura trema, le ginocchia che cedono un po’. Lui la sostiene con l’altro braccio. Lei continua a segarlo, sempre più forte. Il vestito è ormai arrotolato sotto le ascelle, seni fuori, capezzoli duri e rossi. È praticamente nuda in pista, tranne tacchi e autoreggenti.
Io mi sega più veloce, il respiro corto. Non riesco a staccare gli occhi.
Laura guarda verso di me. I nostri sguardi si incrociano. Ha gli occhi velati di piacere, la bocca semiaperta. Mi fa un cenno con l’indice: vieni qui. Poi indica con lo stesso dito lo stanzino in fondo, una delle cabine private con tenda pesante.
Gianni le toglie le dita dalla figa, lucide. Laura si gira, il vestito ancora alzato, il culo nudo che ondeggia mentre cammina verso lo stanzino. Gianni la segue, il cazzo fuori dai pantaloni che dondola duro.
Io mi alzo, il cazzo ancora in mano dentro i pantaloni, e li seguo. Entro nello stanzino. È piccolo: un materasso rivestito di plastica nera, un pouf, luci rosse basse, specchi su tre pareti. La tenda si chiude dietro di me.
Laura è già inginocchiata sul materasso. Gianni in piedi davanti a lei. Lei gli succhia il cazzo, profonda, la gola che si contrae. Gianni le tiene la testa, spinge piano.
Mi guarda, tira fuori il cazzo dalla bocca per un secondo.
“Vieni, amore. Guardami mentre lo prendo. Poi scopami tu.”
Mi avvicino. Mi slaccio i pantaloni, tiro fuori il cazzo. Inizio a segarmi di nuovo, a un metro da loro.
Gianni la gira, la mette a pecorina sul materasso. Le alza di nuovo il vestito (ormai inutile), le spalanca le natiche. La figa è aperta, gonfia, colante. Lui ci sputa sopra, strofina la cappella sul buco, poi spinge dentro con un colpo secco. Laura urla di piacere, le mani che afferrano il materasso.
“Sì... cazzo... scopami...”
Gianni inizia a pompare forte, schiaffeggiandole il culo. Ogni colpo fa sobbalzare i seni di Laura. Lei geme, ansima, spinge indietro il bacino per prenderlo più a fondo.
Io mi inginocchio accanto a loro. Le accarezzo i capelli, le sussurro: “Sei bellissima così, troia mia”.
Laura gira la testa, mi sorride con la bocca aperta, poi allunga una mano e mi prende il cazzo. Me lo sega mentre Gianni la scopa.
Dopo qualche minuto, Laura inizia a tremare forte. “Sto venendo... sto venendo...”
Gianni accelera, le infila un dito nel culo mentre continua a scoparla. Laura urla, il corpo che si contrae. Squirta: un getto caldo e chiaro che bagna il materasso, le cosce di Gianni, il pavimento. Continua a schizzare mentre lui non rallenta.
Quando l’orgasmo cala, Laura ansima: “Ora tu, Marco. Scopami mentre lui mi scopa la bocca”.
Gianni si sfila, si siede sul pouf. Laura si mette carponi davanti a lui, gli prende il cazzo in bocca. Io mi posiziono dietro di lei, le apro le natiche, ci sputo sopra, poi entro nella figa con un colpo solo. È bollente, bagnata, dilatata. Inizio a scoparla forte, tenendola per i fianchi.
Laura geme intorno al cazzo di Gianni, la saliva che le cola sul mento. Gianni le tiene la testa, le scopa la gola. Io la scopo da dietro, schiaffeggiandole il culo, infilandole ogni tanto un dito nel culo.
Dopo qualche minuto Laura trema di nuovo. “Ancora... sto venendo ancora...”
Squirta di nuovo, questa volta mentre ho il cazzo dentro. Sento il liquido caldo colare sulle mie palle, bagnarmi le cosce. Non resisto più. “Sto per venire... dove vuoi?”
Laura tira fuori il cazzo di Gianni dalla bocca per un secondo: “Fuori... sul culo... tutti e due fuori...”
Io accelero, poi mi sfilo all’ultimo secondo, mi sega forte e vengo sul suo culo, schizzi caldi che colano lungo le natiche e tra le cosce. Gianni fa lo stesso: si masturba veloce davanti alla sua faccia, viene sul seno e sul collo di Laura, rivoli bianchi che le scendono sui capezzoli.
Laura resta lì, carponi, coperta di seme nostro, ansimante, con il corpo che ancora trema per gli ultimi spasmi. Si passa una mano sul culo, raccoglie un po’ del mio seme con le dita, se le porta alla bocca e le lecca lentamente, guardandomi negli occhi.
“Ti è piaciuto guardarmi squir tare in pista davanti a tutti?”
“Da morire.”
“E scoparmi insieme a lui?”
“Anche di più.”
Gianni ride piano, si riveste. “Siete una coppia fantastica. Se volete ripetere, sono qui ogni sabato.”
Esce dallo stanzino.
Noi restiamo lì ancora un po’, abbracciati, sudati, appiccicosi. Laura si gira verso di me, mi bacia con la bocca ancora sporca.
“Portami a casa, amore. Voglio dormire con il tuo seme e il suo addosso.”
Ci rivestiamo alla meglio - il vestito di Laura è sgualcito, macchiato di umori e seme, le autoreggenti con qualche smagliatura. Usciamo dal locale sotto gli sguardi di chi è rimasto. Qualcuno applaude piano. Laura sorride, fiera, con il vestito ancora un po’ alzato dietro.
In macchina, mentre guido verso casa, lei si sdraia sul sedile del passeggero, alza il vestito, si tocca piano la figa piena di umori ma senza seme dentro.
“Senti quanto sono bagnata… ma niente dentro, come piace a te stasera.”
Allunga due dita, le tira fuori coperte del suo miele, me le fa leccare.
Guido con una mano sul volante e l’altra tra le sue gambe, sfiorandole il clitoride gonfio.
Arriviamo a casa alle tre passate. Ci infiliamo sotto la doccia insieme, ci laviamo a vicenda, ci baciamo sotto l’acqua calda. Laura si appoggia al muro della doccia, mi fa entrare da dietro piano, ma solo per pochi colpi - non per venire, solo per sentire.
A letto, nudi, abbracciati, Laura mi sussurra:
“La prossima volta voglio che mi guardi mentre mi fanno squirtare in tre. O in quattro. Ma sempre fuori, sempre sul corpo. Niente dentro. Solo tu decidi quando e dove.”
“Sì. Voglio tutto.”
Si addormenta con la testa sul mio petto, il corpo ancora segnato dai nostri schizzi ormai asciutti.
Io resto sveglio ancora un po’, ripensando alla pista, allo stanzino, al suo squirting davanti a tutti.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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